Sostegno alla genitorialità adottiva

La complessità dell’esperienza con cui i genitori adottivi sono chiamati quotidianamente a confrontarsi mette in evidenza come diventare genitori non possa essere considerata una condizione maturazionale in sé: vanno accuratamente valutate le diverse variabili biologiche, sociali e familiari dei modelli interni dei rapporti passati, le variabili riguardanti i rapporti attuali (con il coniuge e con altri figli), le occasioni quotidiane di tensione e le reali esperienze con il bambino.

L’ingrediente saliente di una funzione genitoriale adottiva non può solo avere a che fare con la capacità dei coniugi di esprimere una buona relazione di coppia e con le capacità di creare un contesto sano per accogliere un bambino.

Il bambino adottato presenta, infatti, specifiche peculiarità psicologiche. È difficile indovinare il comportamento e la reazione emotiva di un bambino che ha sperimentato una separazione forzata dai propri genitori, qualunque sia l’evento che l’ha determinata. L’esperienza clinica ci dice che questi bambini per non perdere il contatto “vitale e affettivo” con il genitore, seppur inadeguato, sviluppano una serie di operazioni mentali per cui si allenano ad indovinare i desideri degli adulti, dimenticando se stessi nel tentativo disperato di non rimanere soli.

D’altronde, sono ben noti i risvolti dell’istituzionalizzazione. In Italia, il processo di “deistituzionalizzazione” ha permesso la trasformazione degli istituti in strutture diverse, quali le comunità di tipo familiare e i centri di accoglienza che, grazie al numero limitato di utenti, possono garantire un maggiore controllo sul bambino ma anche una sua autonomia, l’esistenza di processi effettivi di vita comunitaria quotidiana, la presenza di rapporti significativi tra adulti e minori e all’interno della comunità locale, la professionalità degli operatori. Tuttavia questi bambini continuano a presentare modalità di risposta alle figure familiari e a quelle estranee differenti da quelle dei loro coetanei che crescono normalmente in famiglia: essi manifestano ad esempio una minore differenziazione dei partner sociali, una minore capacità di riconoscere individualmente la persona che fornisce le cure materne, una certa insicurezza nei confronti del caregiver e una minore capacità di fare a lui riferimento per orientarsi nel mondo, come se mancasse loro una “base sicura” nell’adulto.

Se il genitore adottivo cerca di educare immediatamente quegli aspetti del bambino dai quali si sente deluso o disturbato (aggressività, sfiducia, abulia, eccitazione eccessiva, mancanza di fiducia, difficoltà scolastiche), rischia di uniformarlo ad un ideale di bambino adeguato perdendo la possibilità di incontrare il bambino autentico, magari sofferente, e aiutarlo realisticamente a elaborare le sue difficoltà partendo da se stesso.

La costruzione di un “senso di familiarità” nella famiglia adottiva passa anche attraverso la sperimentazione da parte dei genitori di angosce di separazione, timori della perdita, che hanno bisogno di essere riconosciuti, contenuti, elaborati.

È in tal senso che un intervento di accompagnamento/sostegno delle famiglie verso la costruzione/affermazione della genitorialità e della filiazione adottiva appare una risorsa fondamentale in questo contesto.

Psicoterapia nel contesto adottivo

Nel contesto dell’adozione, la psicoterapia può essere considerata un elemento particolarmente importante nel favorire la crescita personale, nonché la maturazione e il rafforzamento dell’identità della persona adottata che, in taluni casi, fa fatica ad adattarsi tra il “vecchio” e il “nuovo”, non sentendo di avere una precisa collocazione.

La psicoterapia nel contesto dell’adozione non ha una particolare valenza solo in relazione alla prevenzione/intervento nei casi a rischio di “fallimento”; anche adozioni “riuscite” richiedono un tempo e di uno spazio elaborativo, per i vari membri, di dinamiche che altrimenti restano in circolo per tutta la vita.

Solo permettendo ai vari frammenti di personalità dell’adottato di esprimersi per poterli osservare in un contesto familiare stabile e vivo, si può intraprendere quel cammino centrale in un’adozione che conduce alla coesione della personalità, nonché a ristabilire il senso di fiducia verso i legami affettivi.

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